Coronavirus: pensieri ed introspezioni

Lezioni di vita e riflessioni su ciò che si muove intorno al coronavirus

In questi giorni l’essere più piccolo dell’Universo, un virus, sta dominando il nostro pianeta in ogni angolo.

Secondo i dati OMS aggiornati all’11 Marzo 2019 alle ore 6.00, sono 118.223 i casi di persone contagiate e 4.291 i morti. In questa stessa giornata l’OMS ha dichiarato pandemia globale.

L’Italia intera è zona rossa, le strade sono semideserte e almeno fino al 3 aprile gli italiani saranno tutti nelle proprie case.

Che cosa ci resta

Nel frattempo, in questo scenario all’apparenza critico, cosa ci resta? Potremmo semplicemente verificare l’andamento giornaliero dei contagiati, leggere ed applicare le nuove disposizioni emanate dalle autorità.

Oppure dare uno sguardo generale su come gli italiani stanno reagendo a questa faccenda:

•  Da un lato le persone condividono Fake-news che non fanno altro che far sparire la fiducia negli esperti.

Un’altra fetta di italiani espone gratuitamente critiche sui social (perché tanto ogni occasione è buona per dire ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto e viceversa). Insomma, un clima pesante.

C’è chi la mette sul piano catastrofico e vede questa vicenda come la fine del mondo. Qualcuno addirittura se ne frega delle disposizioni emanate facendo del clamore e della comicità prendendo treni e affollando supermercati.

• Dall’altro lato, un’ondata di positività, di donazioni, di incoraggiamento e di messaggi educativi provenienti dai comunicatori più di spicco sui social: gli imprenditori digitali, gli influencer, alcuni VIP.

Seppur inaspettatamente, moltissimi italiani hanno accolto questi messaggi, hanno rispettato le disposizioni e le norme di sicurezza e hanno contribuito alle campagne di donazione.

Medici, infermieri e volontari in prima linea che si impegnano a curare e proteggere i più deboli e quanti colpiti dal virus.

Ancora una volta il web ha una duplice faccia, ma stavolta, il bene sembra sovrastare il marcio. Potremmo limitarci a questo, ma c’è molto di più.

In questi giorni di “nullafacenza” è necessario prendere luce di alcune lezioni di vita, che non possono essere trascurate e abbandonate al caso.

Perciò, almeno stavolta, cercheremo di essere più introspettivi.

(Immagine di edizionilameridiana.it)

Noi e gli altri

Ora che il piccolo virus gira il mondo indisturbatamente-senza curarsi di alcun confine e di alcuna cultura- una verità assoluta sembra farsi largo nelle nostre case e fa vacillare le nostre certezze che fino a ieri ci sembravano quasi incrollabili: ci siamo noi e ci sono gli altri. E noi, senza gli altri, non siamo molto. L’altro è tutto ciò che non siamo noi, ma soprattutto noi abbiamo un assoluto bisogno dell’altro.

Per citare Aristotele: l’uomo è un animale sociale. Ha bisogno di aggregarsi con altri individui, dunque con l’altro.

L’altro è chi, per qualunque motivo, è diverso: chi prega un Dio differente, chi non la pensa come noi, chi non ha il nostro stesso orientamento sessuale.

Sconcertante però è sapere, che in questo mondo non c’è differenza che tenga, bisogna arrendersi all’idea che siamo tutti uguali, nel bene e nel male.

Sì, è bastato un piccolo virus a far dissolvere la nostra ineluttabile certezza: l’altro ora siamo noi e non esistono più differenze. È bastato un piccolo virus per farci scendere dal piedistallo, a sciogliere come neve al sole il nostro egocentrismo.

È bastato un piccolo virus per farci comprendere che solo insieme, a voce unanime, possiamo cambiare ciò che non va.

Questo virus ci sta insegando molto di più: ci sta riabilitando ad essere umani. A comportarci da umani.

(Immagine di illibraio.it)

Le parole della psicologa Francesca Morelli

A tal proposito vi riporto qui le parole di Francesca Morelli, psicologa, che lasciano tanto riflettere.

«Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte. Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…

In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop. Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro. Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.

Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato? In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi.

La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci. Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto. Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.»

(Immagine di supererelatimidezza.it)

Cosa ne sarà di noi

E chi l’avrebbe mai detto che la cosa più piccola dell’universo potesse fare così tanto? Forse non tutti i mali vengono per nuocere.

Questi giorni convulsi passeranno. Presto o tardi ricominceremo tutti, pazientemente, ancora una volta, a ricostruire. Che sia una vera ricostruzione, a partire da dentro, dalle nostre radici.

Che tutto questo possa fare per noi da monito, affinché una volta passata questa pandemia, possiamo adottare uno stile di vita meno disumano, materialistico e consumistico.

A cura di Laura Imperato

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