Coronavirus e linguaggio: come il virus modifica il vocabolario 2021

Spesso le parole che usiamo riflettono in maniera emblematica le situazioni che stiamo attraversando. A dimostrarlo sono le edizioni 2021 dei vocabolari i quali presentano un ricco aggiornamento di almeno 600 tra neologismi e nuovi significati, con l’introduzione di molti termini legati alla pandemia e all’emergenza sanitaria.

Scopriamo insieme quali sono queste parole ed in quali categorie possono essere collegate.

I tre gruppi di parole

È stato un anno interessante dal punto di vista della lingua intesa come strumento di cittadinanza.

Il numero di parole nuove o nuovi significati è stato particolare, molto legato a quello che è successo. Questa emergenza sanitaria ha evidenziato quanto sia importante in una lingua, la condivisione comune.

Ci ha reso comunità. Abbiamo visto e sentito tanti esperti in televisione, alla radio, tutti sollecitati ad esprimersi nella maniera più chiara possibile, per tutti.

Dunque, ecco Covid-19; lockdown; distanziamento sociale; spillover; droplet; autoquarantena; quarantenare; tamponare… tutti termini che anche con l’aiuto di mezzi potenti, come la tv o i social media, sono entrati a far parte del nostro quotidiano.

Le nuove parole introdotte dall’emergenza Covid possono essere suddivise in tre gruppi:

1. Parole già esistenti rivestite di un nuovo significato oppure direzionate verso il campo semantico del Covid;

2. Parole che assumono un senso metaforico rivestito di retorica nazionalistica;

3. Parole straniere o italiane appartenenti ad un gergo tecnico.

Il primo gruppo

Al primo gruppo appartengono, ad esempio, “tampone”, “virale”, “sintomatico”, “asintomatico”, “paziente 0”, “paziente 1”, “positivo”, “quarantena”, “autocertificazione”.

Se prima dell’emergenza, alla parola “tampone” o “tamponare” l’immaginario correva subito ad uno strumento medico atto a tamponare una ferita, a fermare il sangue, ora essa rimanda esclusivamente al tampone naso-faringeo per controllare la positività al Coronavirus.

La parola “virale” si è spogliata di qualsiasi significato metaforico per assumere il preciso significato concreto legato alla diffusione del Coronavirus.

Ad essa, se vogliamo, possiamo ricollegare anche il termine “virologo”, che designa uno dei personaggi più pervasivi e onnipresenti nei media (e uno dei maggiori, attuali detentori del potere biopolitico).

Ugualmente, la parola “sintomatico” o “asintomatico” è stata piegata unicamente al campo semantico del Covid: se si dice “sintomatico” oggi, non possiamo riferirci ai sintomi di una generica malattia (dalla depressione al semplice mal di pancia) ma specificamente al Coronavirus.

Poi ci sono i famigerati “paziente 0” e “paziente 1”, formule abusate che dal tecnicismo medico si sono trasformate in termini di uso comune e popolare.

Il termine “Positivo” non più positivo

Un discorso a parte merita “positivo”: questa è una parola il cui significato è cambiato radicalmente.

Oggi non possiamo più dire “sono positivo”, oppure “mi sento positivo”, nel senso che ho un approccio lieto e felice all’esistenza; perché ci ritroveremmo circondati di medici in tute anticontagio e sottoposti alla quarantena d’obbligo.

E veniamo quindi a “quarantena”: parola antica, che rimanda a pratiche ‘classiche’ di contenimento di malattie infettive e contagiose. Nella Lombardia del Seicento descritta da Manzoni, la popolazione appestata è sottoposta a quarantena.

La quarantena veniva applicata anche alle navi: imbarcazioni che portavano galeotti, schiavi o altri gruppi sociali sospettati di contagio, venivano sottoposte a quarantena (anche gli immigrati italiani a New York, a inizio secolo, erano sottoposti ad un rigido sistema di quarantena).

La parola “autocertificazione”, dall’indicare qualsiasi tipo di autodichiarazione svolta in un ufficio pubblico, è passata ad indicare quel famigerato foglio di carta necessario per effettuare gli spostamenti.

Il secondo gruppo

Come specificato prima, al secondo gruppo appartengono parole che assumono un senso metaforico rivestito di nazionalismo inteso come sentimento per la nazione.

Ecco che è stato rivalutato il concetto di eroe, che oggi associamo a medici ed infermieri che combattono in “trincea” una “guerra” mentre tutta l’Italia è in guerra contro il virus…

Il terzo gruppo

Il terzo gruppo comprende parole straniere e appartenenti al gergo tecnico.

La parola “lockdown”, che significa “confinamento”, si è imposta a tal punto nell’uso comune e nel lessico italiano come sinonimo di “quarantena” che ormai, scrivendola, non è più necessario metterla in corsivo, come invece si fa con le parole straniere. <> dice Bianca Gismondi, responsabile lessicografica dei vocabolari Le Monnier-Mondadori Education.

Ugualmente, il pericoloso ‘untore’ che correva di qua e di là a diffondere il virus, da “corridore” o “sportivo” si è trasformato in “runner”. Un termine tecnico che è apparso su tutti i media è poi “triage”: secondo il dizionario, “in un ospedale, è la scelta, tra più pazienti, di quelli maggiormente bisognosi di cure”.

È emergenza linguistica?

Online sono tante le iniziative, legate alle nuove parole della pandemia, di vocabolari come Treccani che non hanno una cadenza annuale per l’aggiornamento cartaceo dei vocabolari.

Tra queste la lista delle dieci Parole del Coronavirus, stilata in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, con termini come batterio, paziente zero e la lista delle ‘Parole oltre la pandemia’, come “infodemia”, con riflessioni in prospettiva della ripresa.

Insomma, l’emergenza da Covid-19 ha portato con sé anche una vera e propria emergenza linguistica: è stato necessario aggiungere parole nuove, è stato ribaltato o ampliato il significato di termini semplici già esistenti, mentre altre parole adesso sono intrise di retorica nazionalista, parole che fanno precipitare il nostro universo linguistico verso i tecnicismi lontani dalla nostra vera lingua.

Tutte parole ambigue e che, attraverso i media, i social, i nostri strumenti digitali, ci penetrano nel cervello e sono diventate quotidianità.

Considerati i tempi difficili, saranno necessarie prossimamente nuove parole piene di fantasia, di immaginazione, di allegria e di spensieratezza in contrapposizione a questi termini che segnano fortemente il tempo in cui ci troviamo?

Una cosa è certa, i vocabolari 2021 saranno un vero e proprio reperto storico che segna un inaspettato cambiamento della società e dunque anche del linguaggio.

A cura di Laura Imperato

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