Pandemic fatigue: cosa è la “stanchezza da pandemia”.

La situazione di incertezza legata al coronavirus ti priva di ogni forza? È normale. Ecco cos’è la ‘stanchezza da pandemia’ e come puoi reagire.

È ritornato quel periodo segnato dalla pandemia di coronavirus: le conferenze stampa a Palazzo Chigi che iniziano in ritardo; i DPCM preceduti da indiscrezioni poi smentite (a volte non del tutto); i conflitti tra regioni e governo o tra comuni e province; il linguaggio bellico fatto di “coprifuoco,” “trincee,” e “battaglie”; i meme sui balconi; l’andamento esponenziale della curva e, più di tutto, lo spettro di un secondo lockdown generalizzato ad aleggiare sul paese e sulle nostre vite.

Questa volta però, ci assicurano che non è come a marzo e in effetti, almeno per il momento non è così. Solo che questa volta c’è molta più stanchezza e amarezza rispetto a qualche mese fa.

L’impressione generale è che i nostri sacrifici siano stati vani e che, nonostante fosse ampiamente prevedibile, la seconda ondata di covid-19 ci abbia colti impreparati. Non siamo gli unici, ovviamente.

È un fenomeno che sta avvenendo in tutta Europa e ha un nome specifico: la “stanchezza da pandemia” (o pandemic fatigue).

Stando ad un sondaggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), almeno il 60% degli intervistati sta sperimentando una “sensazione di sfinimento” per il trascinarsi dell’allerta sanitaria e le relative restrizioni.

Numeri simili li ha riscontrati anche una rilevazione dell’Economist. Sempre secondo l’Oms, anche se ormai sono passati diversi mesi dall’implementazione delle prime misure, la maggior parte delle popolazioni europee sostiene ancora le risposte nazionali al Covid-19, tuttavia c’è il rischio concreto di una perdita di fiducia verso queste ultime, che di converso può portare a non rispettarle o pensare che siano un costo troppo alto da pagare rispetto al rischio di contrarre la malattia.

Navigare in questa situazione, insomma, potrebbe essere ancora più complicato rispetto a quanto già lo fosse a febbraio e marzo. Le implicazioni anche dal punto di vista psicologico sono davvero enormi.

(immagine di bbc.com)

Cos’è la stanchezza da pandemia?

Le quarantene di massa sono state uno degli eventi più impattanti nella storia recente, e hanno coinvolto chiunque, anche chi non è stato direttamente toccato dal virus.

Ma ora che se ne riparla in tutta Europa, dice il ritorno a una condizione dalla quale si sperava di essere usciti può portare a una condizione di impotenza appresa.

Ovvero, se dopo ogni sforzo ci si ritrova al punto di partenza, la percezione che abbiamo di poter controllare l’evento crolla, facendo aumentare l’impatto nocivo degli eventi e facendo decrescere la nostra motivazione.

Lo sforzo costante prosciuga inoltre l’energia delle persone, che ora mostrano un maggiore stato di paura; ansia; solitudine e frustrazione. Tutto ciò ha ovviamente forti conseguenze sul piano sociale.

Da un lato si riscontra un calo della motivazione al lavoro o alle proprie attività e un incremento dell’aggressività interpersonale; dall’altro, un ritiro dalla propria vita sociale, per paura o per incapacità di gestirla.

(immagine di pazienti.it)

Convivere con la paura fa calare l’attenzione

Riassumendo, dunque, la stanchezza da pandemia è una reazione assolutamente normale perché quando lo stato di allerta persiste troppo a lungo e senza un limite temporale definito, le persone tendono ad un adattamento alla paura.

Pertanto, è fisiologico che ci sia un calo dell’attenzione verso le precauzioni da mettere in atto, che a un certo punto emerga la voglia, consapevole o meno, di convivere con il rischio pur di allentare la tensione che colpisce la nostra mente, e il nostro corpo.

Questo può tradursi sia in un atteggiamento di fatalismo ed alienazione, con aumento dello stress (un elemento fortemente patogeno che mette anche a rischio la nostra salute fisica) e della tendenza a basarsi su “informazioni semplificate o false” che giustificano l’allentamento della soglia di attenzione.

In più, i livelli di frustrazione a cui siamo esposti portano ad un incremento del tasso dell’aggressività e della rabbia, che in condizioni normali tendiamo a nascondere perché non sono socialmente utili o accettabili.

Come affrontare e vincere la stanchezza?

A questo punto la domanda è: cosa si può fare per non essere sopraffatti da questa stanchezza? Accettare che non torneremo mai più alla normalità, visto che non se ne intravede la fine? O rinchiudersi di nuovo in casa 24 ore su 24?

(immagine di zeenews.india.com)

Anche se non c’è una ricetta magica, esistono possibili risposte sia sul piano individuale che su quello pubblico.

Per quanto riguarda il piano individuale, è essenziale dedicare un’attenzione maggiore a riconoscere, gestire, comunicare le nostre emozioni, nonché esprimerle per evitare che, se inespresse, aumentino ancora di più le conseguenze negative per la nostra psiche.

L’altra attività fondamentale è cercare di ridurre il livello di stress per dare tregua al nostro organismo.

Come?

Ecco alcune linee guida per ridurre lo stress

Ecco alcune linee guida definite proprio dall’Oms:

1. Cercare di prendersi cura del proprio corpo

2. Mantenere una “connessione sociale adeguata” (senza forzare le uscite, ma nemmeno finire nell’isolamento totale)

3. Limitare l’esposizione alle notizie sulla pandemia, scegliendo solo fonti affidabili.

Per quanto riguarda invece il piano collettivo, sempre l’Oms ha individuato diverse strategie chiave, tra cui:

1. Coinvolgere la popolazione nella strategia contenitiva e considerarla come parte della soluzione, non come nemici da rimproverare o a cui dare la caccia (com’era successo durante la prima ondata)

2. Aiutare le persone a ridurre i rischi e sostenere i loro bisogni; e riconoscere i grandi sacrifici che le cittadine e i cittadini hanno fatto finora.

(immagine di hopkinsmedicine.org)

Infine, per provare a superare questa stanchezza che ci travolge è utile proiettarsi nel futuro. Sarà normale ascoltare voci e pensieri che ci diranno che un futuro non ci sarà, ma in realtà la nostra vita tornerà, e ce lo dobbiamo ricordare anche in questo modo.

A cura di Laura Imperato

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