SARS-coV2 (COVID-19): Nuove evidenze sui soggetti a rischio

Nutrizionista seduto alla scrivania con il camice
Dott. Pasquale Napolitano

Man mano che si proseguono gli studi sulla pandemia in atto si sta prendendo sempre più coscienza del fatto che l’infezione col Covid-19 sia pericolosa a diversi gradi in base alla situazione di salute in cui versa il soggetto o per amplificazione, in base alla condizione della popolazione.

Così l’impatto che il Covid ha avuto e sta avendo non è uniforme su tutta la popolazione ma è sproporzionato in favore dei soggetti più vulnerabili. Ma chi sono questi soggetti e perché è interessante per un dietista la tematica?

Molti dei pazienti che hanno avuto complicanze dovute al Covid-19 sono affetti da obesità e da malattie metaboliche o direttamente riconducibili alla sindrome metabolica quali ipertensione, diabete e cardiopatia ischemica.

Ultimamente si è analizzato anche il ruolo di abitudini voluttuarie come il fumo di sigaretta e l’impatto della broncopatia cronico ostruttiva, che figura anch’essa tra le principali comorbidità nei pazienti deceduti a causa del covid-19.

SARS-coV2 E OBESITA’

Secondo il rapporto della World Obesity nel 2016 nel mondo c’erano 671 milioni di persone obese di cui 64 milioni con obesità grave, cioè con BMI o indice di massa corporea di 40 o più.

Tale prevalenza ha come conseguenza anche l’aumento di persone con altre malattie croniche come:

  • diabete (218 milioni attribuibili all’obesità);
  • ipertensione arteriosa (307 attribuibili all’obesità);
  • malattie cardiache (12 milioni attribuibili all’obesità). 

Queste complicanze comuni nell’obesità sono proprio quelle che, come dicevo, erano più frequentemente presenti nelle persone decedute a causa del coronavirus sia in Cina che in Italia, dove il 76% dei deceduti era iperteso, il 35.5% diabetico e il 33 % aveva una cardiopatia ischemica.

Da notare che la Cina è tra i paesi in cui l’aumento dell’obesità è stato più imponente negli ultimi venti anni.

Il Center for Disease Control and Prevention ha quindi ritenuto opportuno inserire l’obesità grave come condizione a elevato rischio di gravi complicanze da covid-19.

Pur non essendoci attualmente dati che dimostrino che le persone obese si ammalano di Covid-19 più facilmente di quelle normopeso, sappiamo che l’obesità aumenta il rischio di sviluppare forme gravi di insufficienza respiratoria da Covid-19.

A questo proposito, uno studio condotto dall’Intensive Care National Audit and Research Center che ha analizzato tutti i ricoveri dei pazienti con coronavirus nei reparti di terapia intensiva negli ospedali del Regno Unito, ha riportato che i pazienti in sovrappeso o obesi costituivano il 64% dei pazienti COVID-19 in terapia intensiva.

IN CHE MODO L’OBESITÀ PUÒ PEGGIORARE IL QUADRO CLINICO DA COVID-19?

L’obesità rappresenta uno stato di infiammazione cronica che da una parte determina l’insorgenza di malattie metaboliche (dislipidemia, insulinoresistenza, iperglicemia) e dall’altra altera le risposte immunitarie innate e adattive indebolendo le difese dell’organismo dalle infezioni.

Inoltre, l’aumento eccessivo della massa grassa toracica e addominale provoca cambiamenti sostanziali nella meccanica dei polmoni che rendono più difficile la respirazione e quindi più probabili le complicanze respiratorie.

Immagine da www.oltre.tv

Sono infatti frequenti nelle persone obese patologie respiratorie come la broncopatia cronica ostruttiva, l’asma, la cattiva ossigenazione dovuta alla ridotta ventilazione e alle apnee ostruttive nel sonno.

Alla luce di quanto esposto si dovrebbe capire come sia necessario correggere una condizione di sovrappeso o obesità, oltre che per evitare le complicanze già esposte, anche per ridurre il rischio da covid-19 dal momento che questo virus probabilmente si ripresenterà in maniera ciclica come l’influenza.

Il dimagrimento non dovrebbe essere quindi visto solo come mera estetica o fine per un corpo da sfoggiare al mare ma proprio come ripristino della condizione di salute ottimale tale da ridurre tutti i possibili fattori di rischio per le diverse malattie.

COVID-19 E FUMO DI SIGARETTA

Un recente studio ha dimostrato che i pazienti affetti da BPCO (broconopatia cronico ostruttiva) e quelli fumatori avessero livelli più elevati di ACE-2, che è l’enzima responsabile della conversione dell’angiotensina II, il quale rappresenta il punto di “accesso” che consente al covid-19 di entrare nelle cellule e causare infezione.

Il nuovo lavoro, pubblicato sull’European Respiratory Journal, dà però una speranza a chi decide di smettere: i livelli di ACE-2 negli ex fumatori sono decisamente più bassi rispetto a quelli presenti negli attuali fumatori.

Il team dello studio ha analizzato i campioni prelevati dai polmoni di 21 pazienti con BPCO e altrettante persone sane, misurando il livello di ACE-2 e confrontando il dato con altri fattori, per esempio se il soggetto era fumatore, ex fumatore o non aveva mai acceso una sigaretta.

Risultato: i livelli più elevati di ACE-2 sono stati osservati nei pazienti con BPCO, ma anche nei fumatori. I ricercatori hanno quindi confrontato le loro conclusioni con due studi precedenti condotti su 249 persone (anche in questo caso suddivise tra non fumatori, fumatori ed ex).

Hanno avuto così la conferma che i livelli di ACE-2 sono particolarmente alti nei soggetti che fanno uso di tabacco mentre sono inferiori in coloro che non hanno mai avuto il vizio o hanno smesso. Altro buon motivo per smettere di fumare.

Biglietto da visita della nutrizionista

Bibliografia:

– Obesity: missing the 2025 global targets.Trends, Costs and Country Reports March 2020

– Zhou F et al. “Clinical Course and Risk Factors for Mortality of Adult Inpatients with COVID- 19 in Wuhan, China: A Retrospective Cohort Study”. The Lancet, 11 marzo 2020.

– Istituto Superiore di Sanità, 17 marzo 2020.

– Wu C et al. “Risk Factors Associated With Acute Respiratory Distress Syndrome and Death in Patients With Coronavirus Disease 2019 Pneumonia in Wuhan, China”. JAMA Internal Medicine, 13 marzo 2020

– Leung JM et al. “ACE-2 Expression in the Small Airway Epithelia of Smokers and COPD Patients: Implications for COVID-19”. European Respiratory Journal, 2020

Articolo a cura di Dott. Pasquale Napolitano

LEGGI ANCHE:

Leggi anche: https://cercolinfo.it/index.php/2020/04/30/obesita-la-possibile-influenza-del-tempo/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *