Reflusso gastro-esofageo

Nutrizionista seduto alla scrivania con il camice
Dott. Pasquale Napolitano

Molte persone asseriscono di avere una sintomatologia riconducibile al cosiddetto reflusso gastro-esofageo; dunque è interessante capire cosa sia questa condizione, cosa comporti, quali siano i sintomi e come eventualmente intervenire con la propria alimentazione

Per malattia da reflusso gastro-esofageo si intende un complesso di sintomi che hanno come determinante patogenetico il fenomeno del reflusso; cioè il passaggio di materiale dallo stomaco nell’esofago, con conseguente azione irritativa sulla mucosa di quest’ultimo.

(Immagine di Polobiomedico.it)

In genere, quindi è una condizione fisiologicamente anormale dovuta ad un’alterazione dei meccanismi di continenza gastro-esofagea.

Il reflusso gastroesofageo può quindi causare una sintomatologia clinicamente rilevante: la pirosi e il rigurgito acido sono i sintomi più comuni e tipici e tendono a presentarsi con carattere cronico-recidivante; come corteo di sintomi possiamo avere ancora dolore retrosternale, disfagia, rigurgito, dolore toracico, tosse stizzosa e alterazione del tono della voce e quindi raucedine.

La più frequente complicanza della malattia da reflusso è senza dubbio l’esofagite sebbene non sembri esistere alcuna correlazione tra gravità dei sintomi e probabilità di insorgenza di lesioni esofagee e/o gravità delle alterazioni (Bianchi Porro et al.,1997).

Talora il reflusso si associa alla presenza di ernia iatale ma il ruolo di questa condizione è stato ridimensionato nella patogenesi della malattia da reflusso. 

La gravità dei sintomi del reflusso gastrico è in correlazione al pH, alla quantità e al tempo di contatto del refluito con la mucosa esofagea. 

La malattia da reflusso gastrico può quindi essere considerata una malattia dovuta non tanto ad un eccesso di acidità nello stomaco quanto alla presenza di acido nel posto sbagliato a causa di una incontinenza del LES (Sfintere Esofageo Inferiore)

Dieta e reflusso

Molte persone con malattia gastroenterica funzionale o organica, tendono a rendere responsabili della sintomatologia accusata gli alimenti assunti o comunque la dieta. Ritengono che determinate abitudini alimentari o determinati alimenti siano la causa dei loro disturbi.

(immagine di Gvmnet.it)

Probabilmente l’alimentazione può giocare una certo ruolo ed è correlabile se non certamente all’eziopatogenesi, alle manifestazioni cliniche di tali malattie. Purtroppo nella letteratura, le informazioni sono contradditorie. 

Alcuni costituenti della dieta sono noti, in maniera empirica e tradizionalmente, per influenzare ed in particolare per ridurre la pressione del LES; tra questi i carminativi, la menta piperita, la menta verde, il cioccolato, il caffè, l’etanolo e i grassi. 

Il termine carminativo è comunemente usato per definire oli volatili estratti da piante usate per aromatizzare i cibi e i liquori digestivi. (es. aglio, cipolla, cannella). Esiste una buona evidenza scientifica che tali sostanze, come pure l’alcol, il cioccolato e i grassi, diminuiscano la pressione del LES.

Tra i macronutrienti c’è evidenza che i grassi abbiano un ruolo deprimente sul tono del LES, all’opposto le proteine che sembrerebbero invece aumentarne la pressione. 

Controversa invece la potenziale azione di caffè, succo di pomodoro e succhi di arancio.

Se da un lato c’è chi riferisca un aumento della sintomatologia all’assunzione di questi alimenti, dall’altro non vi è una sufficiente base scientifica tale da considerare di escludere questi alimenti dalla dieta.

(Immagine di forumsalute.it)

Ricordando che la principale causa di reflusso gastrico è l’incontinenza del LES, questi alimenti, seppur acidi di loro non sembrerebbero avere un’azione specifica sul LES. 

Il cioccolato sembrerebbe, grazie al suo contenuto in metilxantine, agire in maniera inibitoria sulla pressione del LES. 

Farmaci

Alla luce di quanto emerge dalle informazioni esistenti, non è agevole fornire uno schema dietoterapico ragionevole e convincente nella malattia da reflusso; soprattutto quando essa sia clinicamente rilevante.  

L’attuale disponibilità di farmaci rende spesso ingiustificato un regime dietetico rigoroso o dettagliato, sebbene una raccomandazione possa essere fatta senza timore di smentita: ripristinare una dieta equilibrata e normocalorica. 

Il controllo dell’apporto calorico appare il primo provvedimento da stabilire nel paziente con malattia da reflusso dal momento che la riduzione del peso corporeo, se in eccesso, tende a ridurre sensibilmente la sintomatologia nella maggioranza dei casi.

Le caratteristiche qualitative con le rispettive conseguenti limitazioni e divieti, invece, sono oggetto di controversia e di perplessità.

Fermo restante che se un particolare paziente riferisca un’acutizzazione della sintomatologia riferita all’assunzione di particolari alimenti; questi gli vengano ridotti se non eliminati del tutto sebbene non ci siano basi per giustificare norme dietetiche esageratamente proibitive.

In considerazione al rapporto tra dieta e malattia da reflusso, è bene far capire al paziente che alcuni alimenti potrebbero indurre la sintomatologia tipica e di conseguenza procedere secondo tolleranza individuale.

Proibizioni qualitative rigorose, sono in grado di indurre disturbi nutrizionali o pericolose disaffezioni al cibo. 

Molti autori di cui condivido il pensiero, indicano che “diete antireflusso”; soprattutto se consegnate su sterili pezzi di carta prestampati indicanti alimenti da non consumare (talora dopo una gastroscopia) siano da evitare. 

Al contrario reputo necessario impostare uno schema che preveda la riduzione del peso se in eccesso, che fornisca equilibrio in termini sia qualitativi che quantitativi, sempre personalizzato sulle esigenze e sulla sintomatologia del singolo paziente.

Biglietto da visita della nutrizionista
Studio di dietetica e nutrizione umana.

Articolo a cura Dott. Pasquale Napolitano

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