Problemi di intestino: permeabilità e sindrome del colon irritabile

Nutrizionista seduto alla scrivania con il camice
Dott. Pasquale Napolitano

L’intestino è attaccato continuamente da microrganismi patogeni, ma anche da quello che mangiamo. Il nostro organismo per assimilare qualcosa la deve dapprima riconoscere, poi scomporla nei suoi componenti più elementari, indirizzarla nell’epitelio intestinale e ri-assemblarla.

In tutti questi passaggi ci possono essere problemi. Una flora intestinale alterata, un’alimentazione troppo ricca di zuccheri, alcol, caffè, la concomitante assunzione di medicinali, alimenti con inibitori della proteasi, possono alterare il passaggio intestinale.

(Foto di notizie.it)

Se tutto questo si verifica, le proteine a maggior peso molecolare e quindi più grosse, non verranno scisse in amminoacidi ma riusciranno a penetrare intere nell’organismo, producendo danni e promuovendo uno stato di infiammazione cronica.

Tra le proteine, quella maggiormente sotto accusa è il glutine che è il prodotto finale dell’unione di due proteine più piccole, la gliadina e la gliadina.

In caso di intestino permeabile, non passeranno solo i macronutrienti come le proteine ma sarà possibile la penetrazione anche di agenti patogeni, batteri, funghi e parassiti.

Per capire se vi è un’alterata permeabilità intestinale oggi c’è la possibilità di eseguire un test medico, il quale prevede la somministrazione di uno zucchero più grande, il lattulosio, ed uno più piccolo, il mannitolo, e si va a guardare la loro presenza nel sangue.

Teoricamente, il corpo dovrebbe assorbire più facilmente e rapidamente gli zuccheri di minor dimensione e quindi più semplici. Se dal test dovesse risultare una alterazione del rapporto, significherebbe che c’è un’alterazione della permeabilità della barriera intestinale

(Foto di laban.it)

Una corretta alimentazione, la presenza di prebiotici e probiotici, il giusto quantitativo di fibre, aiutano a mantenere integra la barriera intestinale.

IBS: sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile è una delle patologie più diffuse nella società occidentale. Mediamente ne è affetto circa il 15% della popolazione adulta. La sua diagnosi è molto difficile dal momento che spesso neppure con esami come l’endoscopia si riesce ad apprezzare alcuna alterazione. Anche l’esame delle allergie e delle intolleranze risulta positivo soltanto nell’1-3%  dei pazienti affetti, mentre il restante 12-14% non presenta nessuna alterazione degli esami medici.

Tra i sintomi comuni troviamo:

  • dolore addominale;
  • nausea;
  • sensazione di disagio;
  • gonfiore addominale;
  • stitichezza o diarrea;
  • possibile alvo alterno;
(Foto di citarellacinzia.it)

Tutti questi sintomi, in genere, si alleviano con la defecazione.

La serotonina potrebbe essere uno dei fattori chiave dell’IBS. Normalmente questo neurotrasmettitore è associato alle funzioni del cervello nonostante solo il 5% di esso si trovi nel SNC mentre il restante 95% è situato a livello dell’intestino.

I pazienti affetti da IBS molto spesso presentano un’alterazione dei recettori, presentando quindi un’alterazione e dunque un rallentamento della motilità intestinale con un conseguente aumento della sensibilità al dolore della zona.

Anche il microbiota sembrerebbe essere implicato dal momento che una sua alterazione, sia in eccesso che in difetto, può cerare problemi.

L’aumento di fibre

Ed ecco spiegato il perché alcuni pazienti presentano un aumento dei sintomi nel momento in cui vanno ad introdurre fibre – soprattutto insolubili – mentre altri invece sembrano migliorare.

Lo stesso effetto lo si può riscontrare con i latticini.

Inizialmente è stato incolpato il glutine come responsabile della patologia, definendo i pazienti come lievemente celiaci.

Ultimamente però si è visto che alcuni soggetti che avevano smesso di assumere glutine, a seguito di una sua reintroduzione sono migliorati.

I consigli generali sono quindi:

  • adottare una dieta opportuna, prescritta da personale qualificato;
  • mangiare ad orari regolari, senza fretta e masticando lentamente;
  • evacuare possibilmente alla stessa ora, sfruttando i riflessi fisiologici;
  • praticare una costante attività fisica;
  • evitare l’uso eccessivo di farmaci e di lassativi in particolare;
  • evitare gli alcolici;
  • consumare tisane a base di finocchio e zenzero;
  • ridurre lo stress;
Biglietto da visita della nutrizionista

Studio di dietetica e nutrizione umana.

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