Gli ON-LIFERS: i giovani che accelerano la trasformazione digitale

Chi sono e cosa pensano i giovani che durante il lockdown hanno guidato la trasformazione digitale in famiglia

Le restrizioni imposte dal lockdown hanno cambiato le abitudini di vita all’interno delle famiglie, amplificando la dimensione della convivenza e sfumando i contorni tra la quotidianità reale e quella virtuale.

I ragazzi (che sono interpreti, per eccellenza, della compenetrazione tra online e offline), stanno dettando all’interno delle famiglie la propria originale agenda di consumo mediatico, svecchiando stili di vita, abitudini e convenzioni decennali.

(immagine di istockphoto.com)

Chi sono gli On-Lifers

Sono rispettosi delle regole, analitici rispetto al futuro, facilitatori della trasformazione digitale dentro le famiglie, delusi dalle istituzioni lente a reagire, ma fiduciosi nelle risorse solidali di una riscoperta comunità nazionale: è questo l’identikit dei giovani italiani under 30, chiamati anche On-Lifers.

Su un campione di 1000 fra loro, è stata condotta un’indagine voluta dall’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV (che ha ormai un rapporto storico con le giovani generazioni), promossa da ViacomCBS Networks Italia in relazione all’emergenza sanitaria in corso.

Stando a quanto riportato nei dati dell’indagine sopracitata, i ragazzi presi a campione hanno detto la propria su: relazioni; fiducia nelle istituzioni; fiducia nell’Unione Europea e sui modi con cui hanno e tutt’ora stanno affrontando la crisi sanitaria legata al COVID-19.

Relazioni e famiglia

Vediamo come la pensano su questi argomenti così scottanti!

  • Il 36% del campione sta riscoprendo relazioni importanti che prima dava per scontate e il 38% pensa che la propria famiglia sarà più unita, al termine dell’emergenza;
  • Il 23% dei ragazzi non nasconde, tuttavia, che passare molto più tempo con i familiari sia un elemento di stress. Risponde in questo modo il 32,5% dei 16-19enni;
  • Alla compagnia dei familiari i ragazzi alternano momenti di informazione e intrattenimento, che dallo schermo televisivo si specchiano sul display del cellulare, del tablet, del PC.

Ciò che ha accomunato tutti è che stando a contatto con la famiglia, i ragazzi sono diventati ‘acceleratori’ della trasformazione digitale dentro le proprie case (oltre che ambasciatori di nuove modalità di fruizione dei contenuti).

(Immagine di adolescenza.it)

Istituzioni e UE: la fiducia dei giovani sale e scende 

La prospettiva della concretezza e della capacità di promuovere azioni in maniera coesa e coerente si è fatta centrale nel giudizio che i ragazzi hanno dato delle istituzioni: la bilancia della fiducia pende in maniera evidente verso le organizzazioni – pubbliche o private – che hanno saputo dare prova di incisività.

  • Deludono, in questo senso, le istituzioni sovranazionali, la cui gestione della questione Covid19 non ha convinto i ragazzi.
  • L’82% del campione ha fiducia nella Protezione Civile e nel 66% dei casi afferma di confidare in questa istituzione più di prima;
  • Il 79% del campione ha fiducia nelle aziende private che hanno fatto donazioni (il 76% dice di fidarsi più di prima);
  • L’82% dei 16-19enni guarda la TV per informarsi ma solo il 70% la ritiene una fonte affidabile;
  • Il 68% si informa su siti istituzionali, ritenuti affidabili nell’87% dei casi;
  • L’83% pensa che le fake news siano un problema da controllare.
  • Il 19% del campione ha fiducia nei partiti politici (il 32% ne ha meno rispetto al periodo pre-covid)

La controversa gestione dell’emergenza sanitaria a livello europeo sembra avere raffreddato il consenso dei ragazzi.

Diminuisce la fiducia nell’Unione Europea: 

  • il 53% del campione sottolinea che, rispetto al periodo pre-covid, confida meno nelle istituzioni europee:
  • Solo 1 intervistato su 4 pensa che l’Europa aiuterà l’Italia a uscire dalla crisi;
  • Il 68% pensa che l’Italia sia stata lasciata sola dall’UE nella gestione dell’epidemia. Nel 2019, il 58% affermava che l’appartenenza all’UE fosse un bene per il proprio paese;
  • L’86% crede che servano misure comuni a tutti i paesi europei, per poter uscire dalla crisi.

I giovani: preoccupati, rispettosi, altruisti e resilienti, ma non irresponsabili

  • Quasi tutti i ragazzi vivono la situazione indotta dal Covid19 con un ampio raggio di emozioni: preoccupazione, stress, ma anche fiducia e voglia di impegnarsi:
  • L’86% è preoccupato per la situazione economica in Italia e nel mondo;
  • L’80% teme un forte impatto psicologico per le persone. A preoccupare i ragazzi è la salute dei familiari (75%), la tenuta del sistema sanitario (83%), la diffusione dell’epidemia nelle regioni del Sud (75%) e il proprio benessere psicologico (47%);
  • La grande maggioranza degli intervistati, l’86%, afferma di condividere e rispettare le regole imposte dai decreti modificando velocemente le proprie abitudini (81%). A dispetto della convinzione che i giovani preferiscano divertirsi piuttosto che seguire le regole (la pensa così 1 italiano su 3), anche il 13% dei ragazzi che le ritiene “non giuste” dichiara di rispettarle ugualmente.
(Immagine di forlitoday.it)

I giovani al servizio della comunità

La pandemia ha ridestato fortemente la volontà dei giovani di mettersi al servizio della comunità:

  • il 51% ha trovato il modo di rendersi utile per parenti stretti e vicini di casa;
  • il 22% ha iniziato a partecipare a iniziative di volontariato;
  • il 35% ha promosso e/o partecipato a raccolte fondi o donazioni.

E-learning e maturità

  • I più giovani riconoscono che le nuove modalità di studio rappresentano un’opportunità, ma le vivono come strumenti compensatori: la scuola resta il luogo di crescita per eccellenza.
  • Il 94% del campione fa e-learning, il 65% ne è soddisfatto, ma 8 ragazzi su 10 pensano che la relazione diretta con compagni e insegnanti sia insostituibile;
  • Il 51% pensa sia giusto che i voti assegnati nelle classi virtuali vengano ritenuti validi. Il 66% pensa che la promozione debba essere garantita a tutti, prevedendo poi corsi successivi per colmare le lacune;
  • Il 67% degli studenti all’ultimo anno di scuola superiore è preoccupato che la situazione impatti negativamente sull’ingresso in università;
(Immagine di toscanaoggi.it) 

Il Mondo che verrà

I giovani vedono avvicinarsi giorni difficili, sanno che la pandemia sarà uno spartiacque, ma pensano che il senso di appartenenza ad una comunità nazionale solidale possa essere la risorsa decisiva.

  • L’86% dice che PMI e partite IVA potranno trovarsi in difficoltà economiche serie;
  • Rispettivamente l’86% e l’87% ritengono che le competenze scientifiche troveranno una nuova centralità e si dovrà riconoscere l’importanza della sanità pubblica, in cui tornare ad investire;
  • Per il 74% la digitalizzazione sarà una risorsa più utilizzata per lavorare e studiare, anche se gli smart workers intervistati (224 unità) lamentano una dotazione domestica non adeguata al lavoro agile.
(Immagine di news.giudicarie.com)

I dati raccolti sembrano parlar chiaro: bisogna ripartire dai giovani i quali chiedono di essere riconosciuti come risorsa su cui investire, nel lungo percorso verso il rilancio della nostra economia, di non essere più considerati come ‘un onere di sistema’.

Da dove si parte?

Dall’incentivare la condivisione di idee innovative, dal valorizzare in sede di assunzione le esperienze di impegno sociale e volontariato, dal favorire il ricorso a e-learning e smart working anche in futuro.

A cura di Laura Imperato

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