Eutanasia e suicidio assistito: conoscere è il primo passo per prendere posizione

Qualche giorno fa, precisamente il 30 luglio, il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) ha pubblicato il proprio parere circa il suicidio assistito, con il fine di adempire al proprio mandato di incentivare la discussione pubblica su tematiche etiche e offrire una consulenza alle decisioni politiche.

A proposito di decisioni politiche, la corte costituzionale nell’ultimo periodo è stata chiamata ad intervenire sulla questione in merito al caso Dj Fabo, divenuto paraplegico e cieco dopo un incidente stradale.

Fabo è morto in Svizzera attraverso il suicidio assistito. Sotto i riflettori di questa vicenda ci è rimasto Marco Cappato, esponente radicale che è stato accusato di aver agevolato il suicidio del suddetto dj, accompagnandolo in Svizzera.

(Immagine di Parmadaily.it)

Così, ancora una volta i delicatissimi temi ‘eutanasia’ e ‘suicidio assistito’ sono oggetto di discussione e divisione fra opinione pubblica e politica, ma non solo.

Pare infatti che stavolta la divisione di pareri si sia manifestata anche all’interno dello stesso Comitato Nazionale di Bioetica.

Ma come si fa a scegliere da che parte stare? Quali sono i diversi punti di vista? Esiste una differenza fra eutanasia e morte assistita? Ci sono delle leggi in Italia a riguardo? E in Europa?
Occorre perciò fare chiarezza e crearsi una minima conoscenza di tutto.

Eutanasia e morte assistita: le basi

Eutanasia

Consiste nell’infusione di un farmaco che interrompe, in maniera rapida e indolore, la vita del malato che lo richiede.

A compiere il gesto di somministrare la sostanza letale è una terza persona, un sanitario, che la infonde in endovena a chi ritiene di patire sofferenze eccessive a livello fisico o esistenziale.

Morte assistita

Suicidio assistito o morte assistita: consiste nell’aiutare un soggetto che chiede di porre fine alla propria vita, ma in cui è lui stesso ad assumere un farmaco letale.

È questo il caso di Dj Fabo, il quale, recandosi in Svizzera, ha potuto attivare una pompa infusionale schiacciando con i denti un pulsante.

L’assistenza al suicidio consiste nel predisporre il meccanismo che ha permesso di assumere la sostanza, ma il gesto finale è rimasto suo.

Da queste due definizioni risulta perciò che il modo in cui si induce la morte è diverso, ma ciò che resta invariata è la conseguenza: mettere fine alla propria vita.


(Immagine di Uptalent.be)

I diversi punti di vista

Una volta compresi i significati delle pratiche e la comune conseguenza è il momento di leggere i diversi punti di vista a riguardo, fuoriusciti dal Comitato Nazionale di Bioetica e resi pubblici all’interno del parere.

  • Alcuni membri del CNB sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio medicalmente assistito, e convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica, quale che sia la fondazione filosofica e/o religiosa di tale valore, che il compito inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l’“agevolare la morte” segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del “curare e prendersi cura”.
  • Altri membri sono favorevoli sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente e la dignità della persona.
  • Un bilanciamento che deve tenere conto di condizioni e procedure che siano di reale garanzia per la persona malata e per il medico.
  • Altri ancora evidenziano i concreti rischi di un pendio scivoloso a cui condurrebbe, nell’attuale realtà sanitaria italiana, una scelta di depenalizzazione o di legalizzazione del suicidio assistito.

A questi punti di vista, si aggiunge anche un’opinione molto diffusa e discussa dai cittadini italiani:

  • Fino a che punto si può arrogare il diritto di limitare la libertà altrui o il legittimo desiderio di scegliere per se stessi una morte dignitosa rispetto a quella che, più che vita, può definirsi dolorosa sopravvivenza?

Punti condivisi

Probabilmente un punto d’incontro non esisterà mai, ma il CNB nel suo parere è pervenuto alla formulazione di alcune raccomandazioni condivise auspicando che in qualunque sede avvenga il dibattito sul suicidio assistito, si sviluppi nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo.

Ma anche con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali che esso solleva e col dovuto approfondimento che esige una tematica così lacerante per la coscienza umana.

Il Comitato raccomanda, inoltre:

  • L’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza
  • Che sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure.
  • Fare ogni sforzo per implementare l’informazione ai cittadini e ai professionisti della sanità delle norme riguardanti l’accesso alle cure palliative.
  • Che venga promossa un’ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema.

Situazioni europea

Per evitare lunghi elenchi, sarà più semplice osservare questo schema e farsi un’idea sui luoghi che hanno legalizzato l’eutanasia e la morte assistita.

(Immagine di Tgcom24.mediaset.it)

Che ne sarà dell’Italia?

Attualmente in Italia queste due pratiche risultano illegali, ma la Consulta si è riunita lo scorso ottobre per discutere della questione di costituzionalità, sospendendo poi la decisione e rinviandola al prossimo 24 settembre. La Consulta ha inoltre invitato il Parlamento a intervenire a livello legislativo entro l’anno.

In conclusione

Nell’ auspicarci che un giorno anche il Parlamento italiano possa essere in grado di esporsi a riguardo, non ci resta che essere sempre aggiornati sulle tematiche etiche, come il Comitato Nazionale di Bioetica suggerisce.
Informarsi è il primo passo per prendere una posizione. Occorre quindi andare anche oltre un semplice articolo ed elaborare una conoscenza più profonda a riguardo.


Informarsi è il primo passo per prendere una posizione. Occorre quindi andare anche oltre un semplice articolo ed elaborare una conoscenza più profonda a riguardo.

Ma ciò che alla fine potrebbe aiutare a riflettere è la seguente domanda:
“Quanto valore attribuisci alla tua vita?”

(Immagine di Ilquotidianoinclasse.corriere.it)

A cura di Laura Imperato

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