TUTTI I SEGRETI DEL RISPARMIO: BORSA AMERICANA SEMPRE PIÙ SU

Vincenzo Balzano
Sono Vincenzo Balzano, Ispettore Principale, Consulente Finanziario e Assicurativo per Alleanza Assicurazione Spa

Nuovo record alla borsa americana, con l’S&P500 che veleggia verso la soglia storica dei 3.000 punti.

Gli investitori sembrano concentrati su tre temi rialzisti: la ritrovata pace commerciale dopo il G20 di Osaka; la ferrea volontà del presidente Trump di arrivare alle elezioni presiden-ziali del 2020 con un’economia forte e una borsa schiacciasassi; la discesa dei tassi d’interesse e la propensione delle banche centrali ad attivare nuove politiche di stimolo.

A coronamento di tutto ciò l’S&P500 ha registrato il miglior giugno dal 1955, con un guadagno del 6,9%, e ha registrato il miglior primo semestre dell’anno dal 1997, con un balzo del 17,3%.

Poi questa settimana si è festeggiato pure il 243° compleanno degli Stati Uniti d’America (ovviamente il 4 luglio) con qualche ritocco all’insù della borsa.

Luglio porta con sé un altro primato da libro di storia

Gli Stati Uniti stanno vivendo la più lunga espansione economica di sempre.

Sono trascorsi dieci anni e un mese senza recessioni, l’espansione era iniziata nel giugno del 2009, ha compiuto 10 anni nel giugno del 2019 e dà l’impressione di voler proseguire.

Il precedente record di 120 mesi apparteneva ai gloriosi anni 90, precisamente al 1991-2001. Ed Yardeni, il noto analista di Wall Street, sostiene che l’espansione può proseguire perché tutto sommato non c’è stata una corsa mozzafiato dell’economia, quanto piuttosto una lunga cor- sa al piccolo trotto.

Ad esempio, la produzione industriale in questi dieci anni è aumentata del 25,8%, che è assai meno del 74,9% degli anni 60. Dunque, «se non c’è stato il boom, non ci sarà neppure il crollo», «In passato c’erano intensi cicli di boom-crollo nell’economia.

Il boom portava a eccessi di ogni genere e alla fine la Federal Reserve accentuava troppo il rigore della politica monetaria, spingendo in recessione l’economia. Questa volta ciò non dovrebbe accadere e, anzi, la Federal Reserve è già pronta a tagliare i tassi».

Il rialzo di Wall Street prosegue

Da parte sua la borsa americana continua a essere cara, ma non carissima. Il rapporto prezzo/utili dell’S&P 500 è intorno a 17, mentre era oltre 18 all’inizio del 2018.

Nel frattempo il rendimento del decennale americano è sceso pa-recchio: dal 3,22% dell’ottobre 2018 all’1,95% attuale, rendendo con ciò più appetibili le azioni.

Secondo Yardeni, l’S&P 500 potrebbe salire attorno a 3.100 punti per fine 2019 e a 3.300 punti per fine 2020. La borsa è protetta.

Insomma, come sempre la borsa americana presenta i suoi rischi, ma a giudizio di molti ha tuttora un potenziale rialzista da esprimere. Inoltre piace molto una considerazione: se la borsa dovesse scendere, comunque ci sarebbe un’ampia rete di protezione a limitarne la caduta.

E cioè: la determinazione di Trump a fare la campagna elettorale con un’economia forte e con una borsa vincente; il cambio di rotta della Federal Reserve, pronta a sostenere l’economia e gli asset finanziari; il dividendo scaturito dalla pace commerciale tra Trump e Xi Jinping. E non è poco.

 COME RISPONDE L’ITALIA

Le ultime settimane sono state entusiasmanti per i Btp dalla fine di maggio il rendimento del decennale è precipitato dal 2,66 all’1,64% circa. Solo questa settimana il tasso è scivolato da circa il 2,1% a circa l’1,64%.

Il famoso spread con il 🇩🇪Bund tedesco si è assottigliato in un mese di circa 80 punti. Il tasso decennale italiano è tornato ai livelli di marzo-aprile 2018, o poco sotto.

Tutto ciò in risposta alla pace fatta tra il governo italiano e le autorità europee, che ha scongiurato la procedura d’infrazione, ma ancor di più sulla ritrovata spinta accomodante della Banca centrale europea.

Il 18 giugno Mario Draghi annunciava che l’istituto di Francoforte era pronto a comprare nuovi titoli e a tagliare il costo del denaro. Frattanto svaniva la candidatura del tedesco Jens Weidmann a futuro presidente della Bce.

Nuovo presidente BCE
(Immagine tpi.it)

Weidmann era considerato dal mercato il cerbero custode dell’ortodossia monetaria, un uomo poco incline ad aiutare l’Italia, sicché la sua bocciatura è stata ben accolta dai detentori di titoli di Stato italiani.

Infine è stata annunciata la designazione di Christine Lagarde alla presidenza della Bce, e ciò è stato ricevuto con un apice di acquisti sui Btp, data l’inclinazione accomodante almeno fin qui dimostrata.

Certo anche il governo italiano ha fatto la sua parte, evitando la procedura d’infrazione e presentando all’Europa un pacchetto correttivo che registra maggiori entrate e minori uscite per alcuni miliardi, sufficienti a ricondurre il deficit del 2019 verso il 2%.

Rimane tuttora aperta la partita per il bilancio 2020, e le sue incognite sull’aumento dell’Iva e sulla flat tax, ma sia le autorità europee che i mercati finanziari hanno preferito concentrarsi sull’oggi e rimandare a domani il domani.

Prospettive ancora buone

Come si diceva, il rendimento dei Btp italiani 🇮🇹dovrebbe convergere verso quello dei titoli 🇪🇸spagnoli (0,28%) o 🇵🇹portoghesi (0,43%).

Altra domanda: di quanto si potrebbero avvicinare? Nel medio termine io ritengo che lo spread nei confronti di questi titoli possa essere di 50 punti base, mentre oggi è ancora superiore ai 100 punti base.

E la ragione è semplice: l’unico motivo serio per cui i Btp debbano pagare un premio sugli altri titoli riguarda l’ipotesi in cui i titoli pubblici non restituiscano il capitale in euro ma in nuove lire.

Perciò, a rigore, il premio dovrebbe essere calcolato come la probabilità di essere ripagati in nuove lire moltiplicato per l’eventuale svalutazione della nuova lira.

A mio modo di vedere, la probabilità che l’Italia esca dall’euro è molto bassa, ma diciamo pure che sia del 10% e la differenza di competitività rispetto alla Francia o alla Spagna potrebbe essere del 5%.

Sicché il premio rispetto ai titoli spagnoli, ma anche rispetto ai titoli francesi, dovrebbe essere di circa 50 punti base. Naturalmente questo come ragionamento tendenziale, e non considerando i forti scossoni di breve termine che possono sempre esserci.

Limiti dell’Italia

Le banche italiane dovrebbero recuperare rispetto alle altre europee, visto il grande sforzo che è stato fatto per ripulire i bilanci dai non- performing-loans, cioè i prestiti andati a male.

Rimane purtroppo come una grave ipoteca per l’Italia il fatto che i prestiti bancari al settore privato siano in continua diminuzione dal 2008, e affinché l’economia italiana possa riprendersi è assolutamente necessario che le banche tornino ad alimentare il settore privato, dicono gli analisti.

I problemi dell’Italia sono quelli di sempre. In primo luogo, una stagnazione che non si riesce a superare, con la crescita stimata dalla Commissione Europea allo 0,1% per il 2019 e allo 0,9% per il 2020

«Ma in quest’ambito», dice Gemehl, «un deficit del 2,1% certo non si può considerare un azzardo da punire». «L’Italia deve anche tenere sott’occhio le agenzie di rating, poiché basterebbe un piccolo declassamento per finire al grado spazzatura, costringendo con ciò molti investitori istituzionali a vendere forzatamente i titoli del debito italiani».

In quest’ottica i prossimi appuntamenti con le agenzie di rating sono il 12 luglio (Dbrs), il 9 agosto (Fitch), il 6 settembre (Moody’s) e il 25 ottobre (S&P). Insomma, il peggio per il famigerato spread forse è passato.

(Immaginde di money.it)

Tassi europei

Ma i tassi a questo punto sono incredibilmente bassi in Europa e su molte scadenze sono addirittura negativi (in Italia lo è il tasso a due anni).

In Germania il decennale rende il -0,4%, iniziando a creare problemi ai fondi pensioni, alle banche e alle assicurazioni che devono comprarli per forza.

Sicché in Europa i tassi potrebbero in futuro salire o scendere, ma in termini relativi quelli italiani dovrebbero tornare verso la normalità, cioè pressappoco dove sono quelli di Spagna e Portogallo.

Con l’aiuto della Bce, s’intende, e con opportuna avvedutezza da parte del governo.

I ✅TOP E I ❌FLOP DELLA SETTIMANA 📈📉
Titoli Top ✅
Descrizione Ultimo prezzo Var%
COSTAMP GROUP 2,6 +23,81%
BCA MPS 1,562 +11,57%
FERVI 12,8 +10,34%
MAILUP 4,3 +6,97%
TECHEDGE 5,32 +4,31%
BORGOSESIA 0,52 +4,00%
OVS 1,774 +3,99%
SAFILO GROUP 0,893 +3,84%
ALERION 2,73 +3,80%
D’AMICO 0,0967 +3,76%

Protagonista Costamp Group, tra i titoli del FTSE MIB, che chiude la seduta con un rialzo del 23,81%. 

La partenza è stata effervescente per il titolo che ha iniziato la sessione odierna a 2,24 Euro posizionandosi sopra il top della seduta precedente per poi ampliare la performance nel prosieguo della riunione e terminare in volata a 2,6, prossimo al valore più alto della seduta. 

Andamento Constamp Group (grafico da borsaitaliana.it)

A livello comparativo su base settimanale, il trend di Costamp Group evidenzia un andamento più marcato rispetto alla trendline del principale indice della Borsa di Milano.

Ciò dimostra la maggiore propensione all’acquisto da parte degli investitori verso Costamp Group rispetto all’indice.

Prepotente rialzo per l’istituto di Rocca Salimbeni BCA MPS, che archivia la sessione con una salita bruciante dell’11,57% sui valori precedenti. I primi movimenti sono stati vivaci per il titolo, che ha preso il via a 1,453 Euro, superando il massimo della vigilia, per poi continuare ad incrementare la performance in giornata. 

Andamento Titolo MPS (grafico da Borsaitaliana.it)

Se si confronta l’andamento del titolo con l’indice FTSE MIB, su base settimanale, Monte Paschi mantiene forza relativa positiva rispetto all’indice, dimostrando un maggior apprezzamento da parte degli investitori rispetto all’indice stesso (performance settimanale +44,9%, rispetto a +3,54% del principale indice della Borsa di Milano).

Titoli Flop❌
Descrizione Ultimo prezzo Var%
DIGITOUCH 1,49 -9,15%
ELES 5,497 -5,87%
ASKOLL EVA 2,43 -5,81%
SCIUKER FRAMES 0,7 -4,11%
ASTALDI 0,711 -3,92%
INTERPUMP GROUP 27,52 -3,64%
RATTI 4,12 -3,51%
EMAK 0,977 -3,27%
RELATECH 2,22 -3,25%
TECHNOGYM 10 -3,19%

Ribasso scomposto per Digitouch, che archivia la sessione con una perdita secca del 9,15% sui valori precedenti. 

L’esordio è stato stabile rispetto alla conclusione del giorno precedente, seguito da un progressivo deterioramento nel corso della riunione e da un finale sottotono attorno al livello più basso di giornata. 

Andamento titolo Digitouch (grafico da Borsaitaliana.it)

L’analisi del titolo eseguita su base settimanale mette in evidenza la trendline rialzista di Digitouch più pronunciata rispetto all’andamento dell’indice di riferimento.

Ciò esprime la maggiore appetibilità verso il titolo da parte del mercato.

Affonda sul mercato Eles, che alla chiusura soffre con un calo del 5,87%. La partenza è stata difficile per il titolo che in apertura ha segnato 0 Euro, proponendo prezzi inferiori al bottom della sessione precedente.

Apprezzabile la reazione intermedia che ha però avuto vita breve, con successivo appesantimento delle quotazioni fissate in chiusura a 5,497, in prossimità dei minimi di seduta. 

L’analisi settimanale del titolo rispetto al FTSE MIB mostra un cedimento rispetto all’indice in termini di forza relativa di Eles, che fa peggio del mercato di riferimento.

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