Attentati in Sri Lanka

Continua a salire il conto delle vittime: ora siamo a 359

Mentre il mondo è girato verso la Francia e un grande simbolo della cattolicità, la cattedrale di Notre Dame, l’ISIS fa sentire forte e chiara la sua voce in Sri Lanka.

Nella Domenica di Pasqua diverse bombe sono state fatte esplodere dai kamikaze, su due chiese cattoliche ed una protestante, nonché su alcuni alberghi di lusso, principalmente frequentati da occidentali.

La scelta del giorno più importante per la fede cristiana, non è di certo casuale, “festa degli infedeli, così  viene definita tra i militanti ISIS che hanno riportato il caos nell’isola del subcontinente indiano, a pochi anni dalla fine della guerra civile.

La rivendicazione

La rivendicazione da parte dello Stato Islamico è arrivata solo martedì, sono state anche divulgate le foto degli artefici, uno dei quali Zahran Hashim, presumibilmente il capo dell’operazione, a volto scoperto.  Il movente, secondo fonti locali, sembra essere una “vendetta” per i fatti della Nuova Zelanda, in cui un uomo entra in una moschea armato giustiziando tutti.

Il gruppo è quello del National Thowheeth Jama’ath, fino a pochi mesi fa, conosciuto solo per aver vandalizzato alcune statue del Buddha.

Non è chiaro se la cellula è direttamente legata al califfato o semplicemente ispirata, in ogni caso ci troviamo di fronte ad un evento di grande portata, che supera, per numero, le vittime di attentatti siriani e palestinesi.

(foto da www.ansa.it)

Il bilancio delle vittime sale a 359, destinato ancora a salire visto l’alto numero di feriti, sono già saturi i cimiteri del paese, pertanto si è stati costretti ad allestire delle fosse comuni.

L’Unicef identifica 45 miorenni tra le vittime, altri sono ricoverati in gravi condizioni e molti hanno perso entrambi i genitori restando orfani, l’impegno dell’associazione è di assistere questi bambini, per superare le atrocità vissute.

Nei giorni successivi all’attentato oltre 60 persone sono state fermante, 18 sono state arrestate in raid notturni e 8 kamikaze sono stati identificati.

(foto da www.ansa.it)

Azioni di repressione

Ruwan Wijewardene, sottosegretario alla difesa, si dice molto preoccupato, uno degli attentatori ha studiato nel Regno Unito e successivamente in Australia, prima di tornare nello Sri Lanka.

Sono soggetti istruiti e preparati, due fratelli musulmani, figli di un importante mercante di Colombo (capitale del paese) si sono fatti esplodere in due dei grandi alberghi colpiti, secondo l’agenzia investigativa americana (FBI) gestivano una cellula terroristica “familiare”.

L’intelligente USA pone in forte dubbio anche l’ipotesi della vendetta, il solo mese passato dall’attentato della Nuova Zelanda sembra essere un lasso di tempo ridotto per preparare un evento di questa portata, ricorda, inoltre, che già da gennaio sono stati fermati carichi di esplosivi tra l’India e lo Sri Lanka.

Ora l’obiettivo è scongiurare altri attentati, si stanno svolgendo controlli e si cercano collaborazioni internazionali per individuare i network della cellula, quindi gli altri sospettati.

Incremento della sicurezza


Si temono ulterirori attentati, i controlli sembrano non essere abbastanza efficaci, nonostante il lavoro delle grandi agenzie di intelligence. L’ISIS si è spinto oltre il solito range d’azione, piuttosto che colpire i territori si punta ai simboli eludendo le operazioni di prevenzione.

Si dovranno effettuare operazioni su più larga scala per poter vincere la grande piovra che sta diventando questa organizzazione, sempre più forte, sia sotto l’aspetto economico che organizzativo, che vanta ormai innumerevoli attivisti sparsi per il mondo.

La Redazione

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